Musicoterapia in gravidanza

Il progetto "Musicoterapia in gravidanza" che si svolge presso lo Studio Medico Bernadette, con la musicoterapista Eulalia Spaggiari, si propone di aiutare la madre, attraverso un viaggio musicale ed emotivo, a vivere con il proprio bambino, la gravidanza e il parto. 

 

La gravidanza comporta una serie di cambiamenti non solo fisici ma anche psicologici; i mutamenti che avvengono durante i nove mesi sono talvolta accompagnati da momenti di ansia, stress, paura e affaticamento che possono impedire alla donna di vivere questo straordinario momento della vita in serenità. La musica in questo contesto può essere un valido strumento per aiutare la gestante a migliorare la sua salute emotiva.

Negli incontri di musicoterapia la madre ha la possibilità di prepararsi alla nascita del suo bambino abituandosi ad ascoltarne le azioni-reazioni motorie in risposta al suono della voce e della musica, ascoltando se stessa, i suoi ritmi interni.

Il corso di musicoterapia permette alla madre e al bambino di vivere più serenamente la gravidanza ed imparare alcune tecniche che potrebbero servirle concretamente nel momento del travaglio e del parto.

Approfondimenti riguardo al programma del corso:

Le ormai numerose esperienze di musicoterapia italiane ed estere confermano l’utilità di utilizzare la musica durante il periodo della gravidanza perché può aiutare la gestante a rilassarsi, a contenere l’ansia e a raggiungere uno stato di generale benessere psicofisico.

Il rilassamento posturale con musiche di Mozart aiuta la mamma e il bambino a rilassarsi e distendersi, perché i muscoli della madre sono rilassati e la colonna vertebrale perfettamente aperta e capace di far vibrare il corpo e far percepire così al bambino, il suono della sua voce. La musica di Mozart favorisce questo rilassamento. La psicofonia studia il processo grazie al quale le sonorità prodotte dalla voce sollecitano precise parti del corpo: ogni suono emesso è in grado di colpire una vertebra e i gangli paravertebrali (noduli che fanno parte del sistema nervoso) che le stanno ai lati, da cui si dipartono i nervi diretti ad uno o più organi interni. Perciò a seconda della gravità e dell’acutezza dei suoni prodotti, il corpo fa vibrare una specifica parte, così come le vocali e i suoni mantra. Per la precisione le note contenute nell’ottava del pianoforte che va da do 2 a do 3 stimolano gli arti inferiori a partire dal tallone, quelle da do 3 a do 4 investono la zona del bacino sino al diaframma, da do 4 a do 5 interessano il torace, da do 5 a do 6 fanno risuonare la zona cervicale e cranica. Il lavoro psicofonetico in gravidanza è importante poiché il bambino in utero viene sollecitato dalla voce di entrambi i genitori, in particolare l’emissione vocale della madre “colpisce” il piccolo sia dall’interno che dall’esterno del corpo materno.

Il canto aiuta la gestante a migliorare il respiro, ma anche a farle scoprire il piacere di cantare per il bebè, contribuendo così anche al suo sano sviluppo. Dagli studi di psicofonia effettuati dalla cantante Maria Luisa Aucher in collaborazione con Paul Cauchard, neurofisiologo della Sorbona, è emerso che la voce investe interamente il corpo del feto.

La musica per eccellenza che piace al piccolo è senza dubbio quella prodotta dalla mamma, ossia la sua voce: la colorazione timbrica e melodica della voce materna è veicolo di emozioni ed affetti. Il canto prenatale svolge anche un'azione auto-analgesica, poichè la pratica aiuta la partoriente a produrre le endorfine, sostanze che attenuano spontaneamente la percezione del dolore. La respirazione distesa, invece, influenza positivamente il tono muscolare, che perciò risulta meno contratto (BENASSI, 1998).

Il violoncello permette di mantenere una postura corretta mentre si respira o si canta e le vibrazioni dello strumento, appoggiato sulla pancia della mamma, arrivano al bambino come una dolce ninna nanna.

Tutto quanto descritto sopra si riferisce al momento della gravidanza, ma altrettanto importante sono il momento del travaglio e quello del parto. Ecco perché l’ultima parte dell’incontro di musicoterapia dedica lo spazio alla preparazione di questi due momenti.

Per distrarre e per agevolare il riposo/sonno tra una contrazione e l’altra; si ricorre, invece, a brani coinvolgenti ad alto volume per cercare di distogliere l’attenzione dal bisogno di spingere e per far sì che la partoriente rimanga vigile. Studi statistici, inoltre, evidenziano una riduzione significativa dei tempi del travaglio e della richiesta di analgesici e antidolorifici. (ALLISON, 1995). In sala parto l’ascolto musicale e il canto delle vocali, sono consigliati per poter ancora una volta, mantenere la concentrazione sul proprio figlio che nasce.

La proposta di cantare la musica di Ennio Morricone è per far sì che la donna si concentri su se stessa con lo scopo di distogliere il pensiero dal dolore, diminuire il panico e rimanere concentrata sull’aspetto positivo che sta per incontrare il proprio figlio.