Psicoterapia e Psichiatria

Equilibrio, connessione, ascolto e attenzione fra mente e corpo: la Psicosomatica

Vi avevo proposto, qualche settimana fa, di rappresentare i concetti di “mente” e “corpo” e questi disegni, sopra riportati, sono alcuni dei prodotti da voi inviati.

Avete immaginato un corpo con due megafoni, specificando che è la vostra mente che parla sia a livello del cervello, che a livello intestinale. Non solo, avete pensato a un corpo come a un albero con radici solide e con tante foglie diverse fra loro per forma e colori. Dei “meccanismi da comprendere”, mi avete spiegato. Infine, c’è chi ha parlato sia di “stabilità”, facendo riferimento alla mente e rappresentandola come un ponte, che di “trasformazione” pensando al corpo che si muove e che cambia, esattamente come l’acqua.

Disegni preziosi con i quali avete cercato di costruire una struttura e un “corpo” alla vostra mente e dare una rappresentazione “psichica” al vostro corpo, per avvicinarvi sempre di più al concetto di psicosomatica.
Rispetto a quest’ultimo termine, avete tentato di rispondere al brainstorming proposto e, anche questa volta, siete riusciti a cogliere la vera essenza del vocabolo. Chi ha parlato di equilibrio tra mente e corpo, chi di connessione fra queste due parti del tutto e chi di capacità di saper ascoltare con attenzione tanto la mente quanto il corpo.

Tentando una definizione del concetto, la psicosomatica può essere intesa come una <<scienza che si propone di studiare e di aiutare l’essere umano nei suoi aspetti psicologici e in quelli corporei>> (Trombini, 2001), dove con aspetti si intende tutto ciò che rappresentiamo a noi stessi, la realtà che sentiamo e viviamo. Gli aspetti psicologici, così come quelli biologici, possono essere valutati in tutte le condizioni umane e, in questi termini, è più corretto parlare di psicosomatica e non solo di medicina psicosomatica, intesa questa come <<una disciplina scientifica che ha come scopo l’indagine delle cause e degli effetti delle relazioni fra mente e corpo in ambito clinico>> (Porcelli, 2009). Si parla, quindi, di tutto ciò che avete brillantemente supposto, ma, allora, come mai, ancora oggi, la parola “psicosomatica” spaventa o, addirittura, offende chi la riceve? Molte volte gli stessi dottori arrivano a parlare di MUS (Medically Unexplained Symptoms) ossia di tutti quei sintomi che non sono spiegabili dal punto di vista medico e che quindi rientrano spesso nella dicitura “psicosomatica” e la risposta dei pazienti si rifà, per di più, alla frase: “Guardi che non mi sto inventando tutto!”. Forse il termine “psicosomatica” non è accettato dalla maggior parte delle persone, probabilmente, perché implica l’idea, avvallata dai media e da alcune comunicazioni errate che si verificano anche in campo scientifico, che i problemi psicologici non siano reali e che denotino una debolezza delle persone.

Anche durante la mia pratica clinica mi è capitato di ricevere, davanti all’uso del termine psicosomatica, risposte come: “no, no i dolori li sento veramente, il corpo mi fa male non è frutto della mente”. Basta, dunque, impiegare il dualismo e le connotazioni di causalità che questo comporta! Siamo mente e siamo corpo che viviamo, sentiamo e pensiamo, ricercando un costante equilibrio fra i due: equilibrio di cui non dobbiamo mai dimenticarci. E siamo mente e siamo corpo dentro un’ambiente, un sistema, un cosmo. Non focalizziamoci, quindi, solo e soltanto, su quella causa del disagio così lineare da portarci a vedere solo il vortice che è nato nell’acqua quando si parla del sasso “psicosomatica”. Questo concetto ci spinge, infatti, a prendere in esame tutti i cerchi d’acqua che il sasso produce, il suono dell’acqua stessa e come tutto questo impatti sulla pozzanghera, su noi che lo abbiamo lanciato e sull’ambiente circostante.

È proprio tramite la connessione fra mente e corpo e la multifattorialità causale che questi richiedono che riusciamo ad ascoltare e comprendere il dialogo fra i megafoni, il rumore del ponte che si adatta all’acqua e il fruscio dei “meccanismi foglie” che danno movimento all’albero uomo.

DOTT.SSA GIULIA MERLI

PSICOLOGA

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