Psicoterapia e Psichiatria

Il tumore vissuto all’interno della famiglia

IL TUMORE VISSUTO ALL’INTERNO DELLA FAMIGLIA

Il termine famiglia può apparire ovvio nel suo significato, ma se ne si osservano veramente bene le caratteristiche, i livelli di scambio, le proprietà e il mutare delle forme lungo la storia, è chiaro quanto esso sia complesso e in continua trasformazione. La famiglia è un vero e proprio sistema aperto caratterizzato da totalità e non-sommatività, ossia dal fatto che tutti gli individui che ne fanno parte sono in relazione fra loro in modo tale che il cambiamento di uno di questi rappresenti una perturbazione per gli altri e per l’intero nucleo famigliare.

Il ciclo di vita della famiglia è, infatti, vario e non sempre positivo: le crisi si presentano in modo naturale e la maggior parte delle volte vengono superate positivamente, generando nuove abilità per far fronte, in modo adattivo, al mondo interno ed esterno. Esistono, però, anche dei casi in cui alla famiglia è richiesto di affrontare una situazione percepita come troppo minacciosa non solo per la normalità della vita di un familiare, ma anche per l’integrità della famiglia come sistema di crescita, sviluppo e stabilità. È il caso, ad esempio, di quando una persona riceve una diagnosi di malattia importante come quella tumorale che genera, il più delle volte, una profonda scossa nei membri famigliari, a causa della presenza intrusiva della malattia e dell’esito imprevedibile della stessa.

L’adattamento famigliare alla diagnosi di un tumore comporta un processo continuo e costituito da molti cicli critici, tanto che lo si potrebbe quasi paragonare a un “arazzo” tessuto con fili emotivi diversi e contrastanti tra loro in grado di dare vita, a fase alterne, a speranza e disperazione. Infatti, i fattori stressanti della malattia non rappresentano semplicemente singoli eventi a breve termine, ma piuttosto una serie di condizioni complesse che hanno un decorso imprevedibile e che cambiano a seconda della storia di eventi pregressi.

Spesso la malattia tumorale può avere un impatto talmente forte da rendere i membri della famiglia inconsapevoli dell’influenza che essa ha sulle dinamiche psicologiche ed emozionali all’interno del milieu famigliare. Proprio per il timore di sconvolgere l’intero sistema, la persona affetta da malattia oncologica potrebbe nascondere quanto più possibile il problema: c’è chi ritarda nel comunicare la diagnosi, chi nasconde i sintomi, chi decide di radersi i capelli da solo, magari accompagnato dal buio della stanza in cui si trova e dalle lacrime che gli solcano il viso. La preoccupazione di difendere gli altri dalla situazione dolorosa che la diagnosi può produrre e la paura di non sapere come i membri famigliari si comportino l’uno con l’altro possono portare a quel “non detto” che solo apparentemente può risultare funzionale e adattivo. Infatti, ciò che generalmente accade quando la comunicazione intrafamigliare manca è un insieme di mal interpretazioni, false credenze e stati d’animo negativi. I bambini piccoli, senza ricevere spiegazioni, anche mediate, potrebbero, ad esempio, credere di essere loro i responsabili dello stato fisico del parente ammalato, così come gli altri membri adulti potrebbero sentirsi “vittime di una maledizione” e/o “oggetti di rabbia e disperazione”.

Come fare per evitare questa “confusione” intrafamigliare?

Sarebbe opportuno che una famiglia fosse aperta alla comunicazione, flessibile nella sua struttura e caratterizzata da reciprocità. Con quest’ultimo termine s’intende una consapevolezza attiva dell’altro in grado di far sì che i membri, all’interno della famiglia, possano creare, fra loro, uno spazio comune e di supporto. È questa connessione che permette all’intero nucleo famigliare di rispondere accuratamente all’evento di malattia, di godere dello stare insieme e di fornirsi a vicenda nuove informazioni circa i bisogni emozionali di ciascun individuo.

Perché diventa importante farsi aiutare quando un tumore intrude all’interno di una famiglia?

In alcune occasioni, le crisi dovute alla cronicità e alla gravità della malattia possono portare delle intere famiglie alla “distruzione”. In questi casi è, quindi, opportuno richiedere l’intervento di un professionista qualificato per lavorare sulla resilienza, sulla reciprocità famigliare e sulla re-strutturazione dell’intero nucleo. Non solo, presso lo Studio Bernadette si possono intraprendere percorsi di coppia e famigliari finalizzati ad aumentare la consapevolezza (insight) della famiglia, oltre che la capacità di risolvere situazioni complesse come quelle legate alla malattia oncologica. Infine, la persona con tumore può richiedere un percorso individuale dove poter parlare dei propri vissuti, delle proprie emozioni in un contesto protetto e senza paura di ferire nessuno. L’obiettivo è proprio quello di accompagnare la persona in ogni fase del suo percorso di malattia per evitare che si senta sola e per aiutarla a creare l’idea che:

Sentirsi reale è più che esistere. È trovare un modo di esistere e crescere come se stessi ed essere in grado di relazionarsi all’altro come se stesso….essere parte di una famiglia in cui ritirarsi e sentirsi sicuri e accettati…..diventando reali a essi, diventiamo reali a noi stessi”.

D.W. Winnicott (1971).

DOTT.SSA GIULIA MERLI

PSICOLOGA

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