Psicoterapia e Psichiatria

“TERRIBLE TWO”… ma meravigliosa crescita!

“TERRIBLE TWO”… ma meravigliosa crescita!

I “terribili due anni”, come si può dedurre dalla denominazione che ha trovato molto riscontro negli anni, sono per molte famiglie una fase complicata sia dal punto di vista emotivo che pragmatico: il bambino, intorno a questa età, comincia a definire sempre più la propria identità e per farlo comincia ad esercitare i suoi “NO” più forti e convinti nei confronti dei genitori, soprattutto verso la figura materna che va ad essere la base sicura principale da cui distaccarsi.

Il “NO”, in sé, è un’affermazione importante e simbolica: è distinzione, è “io non sono te”, è identità ed autoaffermazione.

Rileggendo questo periodo faticoso in questo modo, proiettandoci nel viaggio evolutivo che il bambino sta attraversando, possiamo rivedere gli eventi in una chiave più positiva: in questo momento i piccoli, ricchi di nuove competenze cognitive, emotive e corporee, desiderano fare tutto da soli per esercitare la loro autonomia e indipendenza crescente e quando gli viene impedito vivono una grande frustrazione che devono imparare a gestire nel gioco di scambio, osservazione e sfida che viene attivato nella regolazione emotiva con le figure di riferimento.

Di fronte ai capricci, alla pressione che sale ed alla tensione alle stelle che può fare esplodere, la fatica per il genitore può diventare ingestibile ed è giusto permettersi di “assolversi” qualora l’esito della relazione col figlio non sia esemplare: sbagliare non è un dramma, ma l’importante è chiedere scusa e in questo modo si insegnerà al bambino il rispetto.

Dunque il fine lavoro dei caregivers sarà quello di bilanciarsi tra dei “no, non si può perché…gentili ma fermi, che diano un contenimento ed un limite morbido ma tonico ed un’apertura a nuovi tempi dilatati, dando al bambino la possibilità di sperimentarsi con nuovi strumenti facendo i propri errori, inciampi ed esperienze, consci che talvolta per fare un’attività che prima avrebbe richiesto 5 minuti (dando più spazio all’autonomia del bambino) i tempi si potrebbero dilatare abbondantemente.

Nel concreto, nel corso di una forte opposizione del bimbo, può essere utile proporgli un’alternativa: ad esempio se non vuole assolutamente mettere la giacca per uscire, invece di obbligarlo con urla e forza, possiamo provare a dargli l’impressione di avere il controllo sulla situazione, spostando la richiesta su una scelta: “Vuoi la giacca nera o quella blu?”, ed ancora “ Sai che stiamo per andare al parco? Ma per farlo ci serve mettere la giacca, altrimenti saremo costretti a rimanere in casa…”; può anche essere utile coinvolgerlo nelle nostre routine, dandogli delle piccole azioni di cui occuparsi che per lui diventeranno le prime responsabilità, come ad esempio innaffiare dei fiorellini o magari cominciare ad apparecchiare insieme a noi.

È molto utile, inoltre contattare il bambino con  l’abbraccio ed il contenimento corporeo, per fargli sentire il limite in modo più concreto, accompagnandolo a spiegazioni e parole ferme e calme e soprattutto ricordandoci che questi passaggi evolutivi sono indispensabili per la loro identità.

Passo dopo passo si incammineranno verso i 3 anni con maggiori competenze verbali e corporee, più sicuri nella gestione delle loro emozioni e nell’esplorazione del mondo, in grado di concepire  gli altri come distinti e come compagni interattivi di gioco, non solo come dei “vicini”: e così amplieranno la loro capacità di tollerare la frustrazione ed accettare la realtà, a volte non così perfetta come vorrebbero.

Insomma: un viaggio che continuerà in tutto il ciclo di vita e che riguarda tutti noi.

Dott.ssa Sara Fiorino - Psicologa a Reggio Emilia

DOTT.SSA SARA FIORINI

PSICOLOGA

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