Psicoterapia e Psichiatria

“Terrore senza nome”: l’altra faccia dell’incontro con l’Altro durante l’emergenza Covid-19

Terrore senza nome

Terrore senza nome” è un’espressione che usa lo psicoanalista W. Bion per descrivere lo stato di disorganizzazione mentale che vive il bambino se non trova una risposta adeguata da parte di chi si deve prender cura di lui. Il bambino impara, attraverso l’altro, “a pensare i suoi pensieri”. Quando questa funzione organizzatrice non fa il suo compito si ha a che fare con qualcosa che veniva descritta nei termini di follia.

Quello che viviamo oggi, in questo momento di emergenza sanitaria causata dal Covid-19, lo affrontiamo con la “fratellanza”, con il recupero delle “radici”, con la “memoria”, con la “speranza che mai delude” e con gli arcobaleni. Come psicoterapeuti dovremo essere capaci di confrontarci anche l’emergere del “terrore senza nome.

J. Lacan l’ha chiamata “Das Ding” (la Cosa) per S. Freud era “Todestrieb” (pulsione di morte).

Freud ne parla in un testo del 1920, “Al di là del principio di piacere”: la pulsione di morte è una specie di unità di misura della distruttività verso se stessi o gli altri; è il riflesso sul fondo della “Coazione a ripetere”, il fenomeno per il quale l’individuo continua a ripetere un’azione, un pensiero o un’emozione che ha conseguenze spiacevoli e negative.

In “Il disagio della civiltà” 1929-30, lo stesso Freud descrive come l’essere umano, che preferirebbe essere libero, viva un po’ di tensione a causa delle richieste/limitazioni che la società gli impone: oggi, basta pensare a che fatica fa qualcuno a recepire che è meglio stare in casa invece che andare in giro.

La negazione della morte non è coraggio, ma un meccanismo di difesa controproducente.

È drammatica la scelleratezza che alcuni portano avanti. Indifferenti ad ogni responsabilità personale o decreto ministeriale.
È grave che qualcuno esca quando non è strettamente necessario. Si può comprendere ma non condividere la loro inconsapevole follia, che è auto ed etero distruttiva.

Ma “Todestrieb”  ha altre ed inquietanti facce.

I sintomi molto spesso sono buoni testimoni dei malesseri della società: le violenze domestiche delle quali poco si parla, stanno in questi giorni aumentando, il gioco d’azzardo on line sta avendo il suo picco, tante manifestazioni sindromiche di natura ansiosa o depressiva aumentano, così come aumenta il consumo di psicofarmaci (per fortuna ci sono).

L’incontro con l’altro può mostrare il funzionamento più bello, ma anche il più difficile per l’essere umano. L’altro può essere quello della comunanza, della solidarietà, con il quale “fare anima”… ma è anche quello del fastidio, della rabbia, dello sfogo, della violazione delle leggi.

Ci sono i flash-mob, ma ci sono anche le bare, l’incertezza del lavoro e quella del prossimo futuro… tutto va gestito e in qualche modo spiegato ai più piccoli.
Va spiegata loro, con delicatezza, la vulnerabilità dell’essere umano. Va insegnato loro a dare un nome alle emozioni.

I più deboli pagano sempre il prezzo più alto.
Chiusi nelle nostre case, non siamo abituati a trascorrere così tanto tempo con i nostri figli, le nostre mogli, i nostri mariti o i nostri compagni. Rischiano di venire meno tutti quei meccanismi difensivi che ci aiutano nell’autoregolazione emotiva (il lavoro, lo sport, il bar, le uscite con gli amici, ecc.).

La nostra debolezza, la nostra incapacità di auto-condurci rischia, ancora più del virus, di fare i danni più profondi in noi e in coloro che amiamo. L’autostima di chi amiamo, soprattutto nei bambini e negli adolescenti, rischia di confrontarsi con la nostra inadeguata capacità di gestire Todestrieb, in un momento carico di troppe tensioni.

Il rischio è che Todestrieb si trasformi in una sorta di “Terrore senza nome”.

I danni di oggi li pagheremo a lungo noi e i nostri figli, così come i nostri talenti daranno buoni frutti.
I medici e tutti gli ospedalieri si occupano nel modo migliore della situazione sanitaria; la politica nazionale e internazionale ha il compito di avere un’ampia visione sull’attualità e si spera siano anche lungimiranti.
Noi come genitori, mariti, mogli, figli siamo chiamati ad essere responsabili e gestire questa situazione nel miglior modo possibile.

Noi come psicoterapeuti abbiamo il dovere di utilizzare tutte le risorse a nostra disposizione per fare fronte alle emergenze dell’attualità e far si che l’incontro con l’altro sia sopratutto un’incontro che apra ad una “speranza che mai delude”.

Noi dello Studio Bernadette ci siamo.

DOTT. GIAMPIERO FIORINI

PSICOLOGO, PSICOTERAPEUTA, PSICANALISTA
Esperto in psicodiagnostica clinica e forense