Scuola

“Mamma, mi hanno chiamato DSA: cosa vuol dire?”

“Mamma, mi hanno chiamato DSA_ cos

D.S.A.: Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Un acronimo così “minimo”, ma che racchiude in sé tanti significati.

Quante volte ho sentito il termine “DSA” usato impropriamente e quante volte ho spiegato il suo significato. Terminologia poco chiara non solo ai bambini/studenti ma anche alle famiglie stesse e ai genitori.
A questo si aggiunge la seconda domanda più frequente, se si tratta di una malattia curabile, scatenante dall’affermazione “SEI un DSA”.

Tutte queste informazioni portano allarmismo e malessere nei singoli individui, ma anche all’interno delle famiglie. Infatti, quando si hanno informazioni incomplete o errate, si vive questa nuova situazione (potremmo definirla anche “condizione”) con ansia e paura di esplicitare le proprie emozioni e vissuti, rendendo l’argomento un tabù.

Lo scopo di questo articolo, quindi, è di fornire informazioni esaustive, che possano stimolare ulteriori curiosità a cui poter rispondere.

Le caratteristiche dei DSA

Come evidenzia l’acronimo D.S.A., i soggetti interessati, pur avendo un quoziente intellettivo del tutto nella media, hanno un disturbo in una specifica area di competenza, relativa la lettura, la scrittura e/o il calcolo.

Nello specifico, quando il disturbo compete l’area della lettura si parla di “dislessia” (la difficoltà concerne la velocità e l’accuratezza con cui lo studente legge le parole); per l’area della scrittura è possibile fare riferimento alla “disgrafia” (il disgrafismo comporta difficoltà nell’esecuzione del tratto grafo-motorio), ma rientra in questo campo di competenza anche la “disortografia”, i cui errori sono prevalentemente nell’ortografia delle parole. Infine, si parla di “discalculia” quando la difficoltà è nel calcolo mentale e nel sistema numerico.

Quando è possibile diagnosticare i DSA?

È possibile fare una diagnosi di DSA solamente dalla terza elementare, quando i bambini hanno appreso la letto-scrittura. Prima di questo periodo è possibile somministrare ai soggetti dei pretest con lo scopo di valutare l’andamento dell’apprendimento e individuare, eventualmente, qualche segnale di difficoltà.

Con la somministrazione degli screening valutativi, funzionali per la redazione della diagnosi, si capisce quali sono le aree interessate: è da notare che si potrebbe essere in difficoltà in una sola area, così come in diverse contemporaneamente (in tal caso si parlerà di “disturbo misto”).

Come riconoscere i DSA? Quali sono i segnali?

L’altro dubbio fatidico, che porta sempre un carico emotivo importante, è quello sui segnali che permettono di accorgersi per tempo di queste difficoltà e non fare sviluppare al bambino/ studente sentimenti d’inadeguatezza.

Alcuni segnali, che riporto come esempio, sono:

  • lentezza eccessiva nell’esecuzione del compito (il soggetto con difficoltà avrà problemi a terminare quanto richiesto dal docente nei tempi prestabiliti e in cui i compagni di classe riescono);
  • difficoltà nello scrivere in corsivo, prediligendo lo stampato (e la conseguente difficoltà a riconoscere i grafemi scritti in corsivo);
  • difficoltà nell’orientarsi nella linea dei numeri, del tempo e dello spazio.

Questi sono solo alcuni dei fattori che permettono un riconoscimento precoce del disturbo.

I DSA sono curabili?

I DSA non sono una malattia, ma un disturbo dell’apprendimento. Per questo è più corretto sostenere che un soggetto “ha un DSA”, piuttosto che “è un bambino che ha la dislessia/ discalculia”.

A differenza di una malattia curabile con dei medicinali, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento possono essere solo compensati e tenuti monitorati. In altre parole, “non si curano”. Tuttavia, è errato pensare che non si possa fare nulla. È possibile cercare di “colmare le lacune” attraverso dei percorsi di potenziamento, che consentano al soggetto di sviluppare abilità tali che gli permetteranno di affrontare il compito che ha davanti.

Lo sviluppo di abilità specifiche e personalizzate sono quelle che permetteranno al bambino di raffinare abilità quali la creatività e un’intelligenza vivace. Infatti, i soggetti con questo disturbo spesso prediligono attività creative e che permettono un uso smisurato della fantasia.

Per quanto questo tema possa spaventare, è bene rivolgersi a professionisti competenti che possano rispondere a tutte le domande e chiarire i dubbi.

Dott.ssa Giulia Esposito - Psicopedagogista a Reggio Emilia

DOTT.SSA GIULIA ESPOSITO

PSICOPEDAGOGISTA